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'U Bizzarru è alla Lacina!

Storia e mito del brigante Francesco Muscato alias ‘U Bizzarru

tratto dal libro Mistero Bizzarro

 

Il Bizzarro disegnato da Pinelli 1Malafesta! Malafesta! ‘U Bizzarru è alla Lacina!

Quella notte del 29 giugno 1808, assieme al grido d’allarme, un terrore gelido attraversò come uno spettro i palazzotti nobiliari dalle arcate in pietra dei galantuomini satrianesi, ma fece pure battere cuori di contadinotte e accese lampi sinistri negli occhi smunti e nelle facce provate dalle umiliazioni, dagli stenti e dalla fatica di molti giovani senza speranza.

Partirono immediatamente i due plotoni della Legione delle Guardie Civiche ma furono attirati in un tranello diabolico: i briganti con una imboscata uccisero le dodici guardie del primo plotone e fecero credere all’altro plotone di essere loro stessi Legionari di Serra e Soriano che avevano sgominato nella notte la banda del Bizzarro. Le guardie superstiti si precipitarono nel paese per raccontare del successo e festeggiare lo scampato pericolo e la banda del Bizzarro che allora contava almeno cinquecento elementi riuscì a passare senza problemi dalla Porta e Susu.

Il Bizzarro disegnato da Pinelli 2L’alba della Festa di San Giovanni, sacra e solenne in Satriano come in tutta la Calabria, vide la cittadina saccheggiata e messa a ferro e a fuoco dagli uomini del Bizzarro. Si contarono tra la popolazione ben 48 persone barbaramente assassinate.

Non erano passati che pochi anni da quando Il Bizzarro, al secolo Francesco Muscato, di notte, era stato messo in una bara, ritenuto morto, colpito da ben 48 colpi di stiletto: i fratelli Santis, nella cui casa era stato servitore fin dall’infanzia, non gli avevano perdonato di essersi innamorato della loro sorella, la bellissima Felicia e di avere avuto da lei un bambino. Bizzarro aveva resistito alla morte perché voleva rivedere la sua amata e suo figlio. I becchini che, all’alba, erano andati a seppellirlo lo trovarono che sputava sangue e urlava vendetta. La sua tempra forte, era di statura notevole e perfetto come un dio greco, resistette anche ai lunghi anni di carcere al Forte di Pizzo e dopo al San Giovanni di Catanzaro e nell’orribile e fetida cella del Forte di Cotrone.

Il Bizzarro disegnato da Pinelli 3Nel frattempo il mondo stesso era cambiato attorno a lui. L’armata di Gioacchino Murat, portatrice di idee di giustizia e rivolta aveva invaso la Calabria Ultra e velocemente nobili e galantuomini delle piccole e grandi città si erano trasformati gattopardescamente in liberali e rivoluzionari lasciando contadini, tamarri, artigiani, braccianti e morti di fame nella desolante miseria di sempre e spingendoli a fare i sanfedisti nelle armate controrivoluzionarie di Ruffo.

Ma il Bizzarro non voleva capire niente di tutto questo, il suo cuore era solo per la sua Felicia, la sua mente per la vendetta.
Svegliato una mattina dai colpi di una goletta inglese che cannoneggiava il forte e ritrovatosi libero si diede alla macchia e, pochi mesi dopo, con la sua banda, una mattina di domenica trucidò ai piedi dell’altare i fratelli Santis, bruciò la chiesa e si riprese la sua donna che lo seguì, “abigliata da uomo e armata di tutto punto
Il Bizzarro disegnato da Pinelli 4 Era formidabile il Bizzarro. Forte, ardito e sagace. E crudele e feroce con i suoi nemici. Ma non aveva nulla della bestialità inverosimile di un altro brigante, il Parafante che, negli stessi anni infestava i boschi della pre-Sila, né la coscienza di fare una guerra plebea per bande che avevano i gruppi briganteschi del Rossanese e di Filadelfia. Il Parafante mangiava il cuore dei suoi nemici e uccideva per divertimento, i briganti del rossanese lanciavano proclami di lotta contro i potenti e i possidenti di sempre, lui amava la sua donna, fino al punto di uccidere per gelosia molti cari compagni, ma amava anche fare la guerra.
E si rivelò un buon guerrigliero coraggioso, intelligente ed astuto.
Assalì nelle montagne di Laureana un distaccamento di soldati svizzeri, conquistò Monterosso e Soriano, saccheggiò Satriano, San Giovanni di Mileto, Sizzitano e Rizziconi, sconfisse la colonna del capitano Loredo di Monteleone e lo fece prigioniero. Riuscì a sconfiggere perfino un grosso distaccamento di cavalleria francese con duecento fanti comandato dal generale Cavaignac.
Sembrava invincibile e imprendibile al punto che il generale Partonneaux offrì mille ducati ad un medico, che lo stava curando per una ferita di arma da fuoco, perché lo facesse morire.
Il Bizzarro disegnato da Pinelli 6 Ma non è facile ammazzare il Bizzarro. Anche perché non si fida di nessuno: …quattro suoi compagni più fidi stavangli ai lati lunghi cento passi, quando dormiva, e due terribili cani corsi dormivano ai suoi fianchi pronti a sbranare chiunque si avvicinasse…
Ma ha un punto debole: l’amore per la sua Felicia…
Era stanco il Bizzarro, e soprattutto morto dentro. Come la sua Felicia, incinta del secondo figlio, fatta prigioniera dalle truppe del capitano Cesarelli in una scaramuccia nel bosco di Filatò, e portata a morire a Napoli per evitare che lui la liberasse.
Anche Nicoletta s’era infatuata del Bizzarro, che aveva conosciuto per via di certi affari che il brigante aveva con suo marito il Suttano, ladro e contrabbandiere. Sognava che lui la portasse via nel suo grande mantello nero, sognava di stare tra le sue forti braccia piegata e vinta dal suo amore violento e crudele, sognava soprattutto il suo corpo solcato dalle cicatrici di cento battaglie. Un giorno il Bizzarro le disse che il Suttano era rimasto ucciso in uno scontro con i francesi. Nicoletta non gli credette ma lo seguì.
Il Bizzarro disegnato da Pinelli 7 Ma il Bizzarro era allo stremo, vedeva in sogno il viso della sua Felicia che lo chiamava e non riusciva a scacciarne il ricordo neanche nel corpo di Nicoletta che desiderava e odiava e da cui era odiato e desiderato.

Sospettava che Nicoletta sapesse oramai che era stato lui a far uccidere il Suttano. Le truppe del generale Manhès battevano la campagna in lungo ed in largo in una repressione feroce e rigorosissima, la sua banda ridotta a sole sei persone era sfiduciata e stremata dalla fame e dalle fughe continue. Da settimane oramai si nutrivano solo di ghiande e radici. Nei giorni precedenti il Bizzarro le aveva ucciso il figlio soffocandolo per evitare che il suo pianto li facessse scoprire dagli inseguitori.
Nicoletta decise che si sarebbe fermata lì, in quell’orrido dirupo, che non avrebbe fatto neanche un passo di più. Il Bizzarro disegnato da Pinelli 8Per cinque giorni e cinque notti avevano marciato tra i boschi di ulivi di Rosarno per sfuggire al distaccamento del capitano Durante. I suoi compagni le avevano portato della farina e un porcellino predati al Molino e il Bizzarro le aveva ordinato di fare delle focacce e di bollire la carne mentre loro dormivano, e alle sue proteste di stanchezza l’aveva picchiata e ferita con lo stiletto.Era quasi l’alba, la carne e le focacce erano pronte, ma Nicoletta non si decideva a svegliare i suoi compagni. Sentiva addosso un gelo mortale, una stanchezza infinita, pensò per un attimo al Suttano, ai vestiti bellissimi che le portava dai suoi viaggi, guardò il Bizzarro che dormiva un sonno agitato tra i suoi cani che stranamente quella notte aveva legato un poco distante e decise che bisognava farla finita. Lo schioppo era pesante, lo appoggiò al petto del Bizzarro e prima di premere il grilletto disse sottovoce: – Bizzarro il Suttano ti saluta!

“…Finì la sua vita con una morte felice il Bizzarro. D’un colpo e nel sonno … ma il suo corpo fu fatto in più tocchi e compartito nei paesi da lui oltraggiati, per esempio dei malvagi…

I fatti, i personaggi, i nomi, le date di questo racconto sono veri, documentati e integralmente ripresi dal rapporto dettagliato fatto dal quartiermastro della Legione Vincenzo Presterà nel 1814.

Nel comprnsori Serre-Basso Jonio chiamto ancora Calabria Ultra, operarono, nello stesso periodo, altri noti briganti tra cui: G. Russo, detto il Tiranno senz’anima, di Montepaone, i fratelli Marinaro, detti i Rinfreschi, di Cortale, F.Curcio, detto Orlandino di Petrizzi, G.Pisano, detto il Cagno, di Montauro. Quasi tutti finirono afforcati o morti in battaglia. (n. d. A.)

 

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