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Quipus – Fiber Art Exhibition

Quipus Mostra a RossanoArtisti:

Silvia Beccaria - Gloria Campriani - Filli Cusenza - Maria Barbara De Marco - Caterina Morelli - Nadia Magnabosco - Marco Querin - Valeria Scuteri - Maria Luisa Sponga - Rosa Spina - Natale Serraino

Rossano Palazzo San Bernardino
Opening 13 Novembre, 6.00 pm
Orario tutti i giorni, 9 - 13/16 - 19
Info Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

Che cos’è un nodo? Generalmente il termine “nodo” richiama
metaforicamente le complicazioni insolubili, le tensioni accumulate, gli arresti
nel fluire degli eventi e delle esistenze oppure le strozzature del linguaggio.
Eppure, il nodo è un linguaggio, un muto linguaggio che esige di essere
spiegato prima di poter spiegare.
Basandosi sul concetto di nodo sono stati riuniti undici artisti, provenienti da
diverse località italiane, in una mostra collettiva, intitolata Quipus (nodi),
ospitata nella Sala Grigia di Palazzo San Bernardino a Rossano. Il progetto
espositivo, curato da Settimio Ferrari e Francesca Londino, per conto della
Sezione di Rossano della Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari,
è promosso dalla Regione Calabria - Coordinamento Progetto Donna, con il
patrocinio dell’Assessorato al Turismo di Rossano.
Gli artisti invitati, accomunati dalla scelta di utilizzare materiali tessili per la
rappresentazione del proprio personale alfabeto visivo, partono da una
visione transartigianale per proporre inediti livelli di interpretazione e di
utilizzo della fibra, della corda o del tessuto. La congruenza delle loro
proposizioni in transito, che fondono con disinvoltura tradizione e
innovazione, ci pone al centro di una avventura visiva in cui il reale/irreale è
inconfutabile epicentro. Delle opere in mostra si può dire solo quello che non
sono: non pittura, non scultura, non oggetto, ma contemporaneamente tutte
queste possibilità di essere insieme. Il lavoro di questi artisti, infatti, non è mai
finalizzato a provocare le cose, ma a lasciarle fluire nell’infinita esiguità del
loro esistere, nella libertà del loro destino. Un modo per consolidare il
concetto di un’opera aperta ad un costante processo di esperienza e
d’interpretazione.
Le opere scandiscono così uno spazio potenzialmente infinito, ma sempre
ricondotto dall’artista all’unicità di un’esperienza vissuta. Oggetti, frammenti di
realtà, l’esperienza di vivere il presente vengono fagocitati dalla materia
primaria che costituisce le opere: dalle forme che si fondono con fibre tessili
di diversa natura (naturali, artificiali, sintetiche o inorganiche), dalla nascita di
una cosa dentro un’altra cosa, dallo spessore di una filo che si intreccia ad un
altro filo. Siamo così davanti ad un percorso in progress che sposta ogni
punto di riferimento: siamo davanti ad un linguaggio estetico e metamorfico
che si traduce in possibilità inaspettate che sfiorano la vertigine di una
dimensione altra. Un trapasso dolce e sconvolgente dall’epifania alla diafanità
in cui le forme sembrano provenire da un luogo irreale, unendo inventiva e
tecnica esecutiva, materia e disegno, linguaggio e narrazione, emozione e
logica: confondendo in un certo senso la gestualità del tessere con la
creazione stessa del mondo.
D’altronde molte delle più antiche civiltà consideravano la tessitura, intesa
nella sua valenza simbolica di ordito e trama degli eventi, come un atto
sacrale e magico. Come dimenticare Clotho, Lachesis e Atropo, “madri della
Vita/Morte/Vita”, abili filatrici nell’arte di intrecciare nodi tra gli accadimenti.
La mostra rimarrà aperta fino al 20 novembre 2010

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